Ranco
Pro Loco Ranco

Pro Loco Ranco

-Lago Maggiore-

Ranco -pro loco

Il nome "Ranco" dal dizionario di toponomastica lombardo deriva dal verbo "rancàr" o "roncàr" che significa - abbattere e bruciare - per dissodare; oppure dal verbo latino "runcari", cioè estirpare erbe, zappare o dal germanico "rucken" che significa smuovere. Infatti, per secoli, il versante sud è stato terrazzato ad uso vigneto.

Ranco ha da sempre seguito le vicende del feudo di Angera. Nel sec. XIV la zona era in parte di proprietà del monastero degli Umiliati di S. Lorenzo di Cannobio e in parte era feudo di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano. Nei secoli successivi tutto il territorio di Ranco passò sotto il dominio dei Borromeo, feudatari di Angera. Le notizie storiche documentate riguardano la Parrocchia a partire dalla visita dell'Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo nel 1567.

 

Il Comune di Ranco, che comprende anche la frazione di Uponne (nome derivante da "Aupone", personaggio del X secolo), fu autonomo dall'anno dell'istituzione dei Comuni in Italia (1866) fino al 1928, quando fu aggregato al Comune di Angera. Riacquistò l'autonomia amministrativa nel 1957 e, a partire dagli anni sessanta, ha via via assunto la fisionomia di un tranquillo centro residenziale e di villeggiatura.

Posizione geografica, Il paese di Ranco è situato sull’estremità meridionale della sponda lombarda del Lago Maggiore. Sorge sul versante Nord della collina di San Quirico a mt. 214 s.l.m. La collina raggiunge con la cima del S.Quirico (Comune di Angera) l’altezza massima di mt. 412 s.l.m. 1 Il territorio, che comprende anche la frazione Uponne, è di estensione limitata (ettari 635 totali) di cui circa la metà è il lago che lo separa dalla regione Piemonte, mentre ha per confine terrestre i comuni di Angera e Ispra.

La strada più importante è la provinciale n° 4 che corre lungo la riva del lago da Angera a Ranco e che, attraversando il paese e la frazione Uponne, immette sulla Rotatoria San Quirico per tutte le direzioni.

Ranco

Stemma e Gonfalone del Comune di Ranco

 

Profilo araldico di stemma e gonfalone concessi con DPR del 10 luglio 1962 e disponibili materialmente dal gennaio 1986:

Stemma, troncato; nel primo d’azzurro al tralcio di vite fruttato di un grappolo d’uva nera sinistrata da un pampino di verde ed accollato ad un paletto fondato su terrazzo di verde. Nel secondo d’argento ondato d’azzurro al pesce natante al naturale.

I due simboli, la vite e il pesce, rappresentano l’agricoltura e la pesca e cioè le due attività storiche e tradizionali dei ranchesi. Lo stemma è rappresentato anche in un pregiato mosaico incastonato nella pavimentazione in porfido di Piazza Venezia.

Gonfalone, drappo troncato, di bianco e d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrata in argento: Comune di Ranco. Le parti di metallo e i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento.

 

 

 

Aspetti generali di Geologia sulla formazione del territorio

 

La zona collinosa su cui si estende il Comune di Ranco ha origini geologiche molto antiche che risalgono all’Era Paleozoica (vedi schema “Ere geologiche”). Anche la collina di San Quirico è dell’Era Primaria, precisamente del periodo detto Permiano. Essa è costituita da porfidi di color rosso mattone, cioccolato e verdastro che già appaiono sotto le vecchie cave di marmo della Rocca d’Angera e sono la normale prosecuzione in territorio lombardo di quelli di Arona.

 

Nella nostra zona non sono stati ritrovati terreni appartenenti all’Era Secondaria e Terziaria, generalmente ricoperti dal materiale delle invasioni glaciali dell’era successiva." Il nostro territorio, infatti, è compreso nella zona classica per lo studio delle glaciazionì che, nell’Era Quaternaria, per almeno quattro volte hanno invaso l’alta Pianura Padana. E soprattutto la quarta glaciazione, detta Wùrm, quella che ha lasciato maggiormente la sua impronta, sovraescavando un solco preesistente, probabilmente originatosi in seguito ad una grandiosa frattura delle Prealpi e formando così la conca lacustre del Verbano. In particolare, due sono stati i ghiacciai che hanno modellato la zona: quello che dalle Alpi scendeva lungo l’attuale valle del Ticino e quello che scendeva lungo l’attuale valle del Toce, inserendosi nel primo e facendone deviare la fronte verso Sud-Est.

Il paesaggio di media collina allora esistente, molto irregolare, è stato così trasformato dall’erosione operata dallo stesso ghiacciaio Ossolano-Ticinese. L’altitudine raggiunta dalla superficie del ghiacciaio, poco dietro la fronte, deve essere stata tra i mt. 450-500. Il suo ritiro, come pure quello delle g1aciazioni precedenti, non è avvenuto con valore costante, ma con soste.

Le testimonianze ci sono offerte da quattro cerchie moreniche abbandonate durante tali soste di cui a noi interessano la seconda e la terza.

 

Infatti, è durante la seconda sosta che emergeva dal mare di ghiaccio, oltre ai colli di Osmate e Mercallo, il Monte San Quirico (mt. 410) che ha cominciato ad essere ricoperto da materiale morenico deposto a terrazze di cui sono state trovate le testi- monianze (vedi Profilo geomorfologico del colle San Quirico).

 

Appartiene invece alla terza cerchia il più basso terrazzo del San Quirico, quello di Ranco Inferiore, che forma la sponda incurvata del golfo tra Ranco e Ispra. Qui il materiale morenico è ben visibile sia sul gradino tra Quassa e Ispra sia sulla spiaggia del lago: ne è sicura testimonianza il famoso masso erratico denominato “Sass Cavalàsc”.

 

La terza cerchia continua nel lago con la barra trasversale subacquea tra Ranco e Solcio e anche al di là del lago, tra Lesa e Baveno.

 

Si è formata in quel periodo la pianura fluvio-glaciale che si estende oltre la riva orientale del lago, ad un’altezza di circa mt. 215, frazionata in seguito dal torrente Acqua Nera di Quassa, in due piani: quello del casello ferroviario Ispra-Quassa e quello della stazione Taino-Angera.

 

Durante la deposizione della terza cerchia, il livello del Verbano era superiore di q mt. 25-30 rispetto all’attuale che è di 193 metri sul livello del mare, e quindi la sua sponda orientale correva ai piedi delle alture di Lisanza Taino, Barza, Monteggia e i promotori rocciosi di Angera e Ispra emergevano come isole in quello stesso periodo si ritirava sono originati anche i laghi di Varese Monate Comabbio Biandronno

 

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